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IL TIMORE DI DIO È IL SUO TESORO

 

Nella nostra cultura il "timore" non gode di buona fama: è visto come sintomo di disagio o come segno di inferiorità da superare. Anche il linguaggio della spiritualità cristiana tende a fare a meno di questa parola antica, che sembra collegata ad una immagine di Dio "fredda", segnata da una trascendenza severa, distante dal Dio d'amore che ci salva in Gesù Cristo. Nel libro "Il timore di Dio è il suo tesoro" di Benoit Standaert edito da Vita & Pensiero, l'autore, monaco benedettino belga, non solo restituisce al timore il posto che la tradizione sapienziale gli ha assegnato, ma va ancor più in profondità. II timore, sottolinea, è una realtà preziosissima: come recita il titolo, che riprende un versetto del libro di Isaia, "il timore di Dio è il suo tesoro" (Is 33,6), esperienza di rara ricchezza per il credente. Lontano da quella paura che non appartiene alla fede cristiana, il timore è la disposizione dello spirito che non si ritiene il principio ordinatore di ogni cosa, ma riconosce nell'Alterità di Dio la fonte inesauribile di una vita sempre nuova, diversa dagli schemi in cui fatalmente si tende a rinchiuderla. II timore è lo spazio rispettoso tra i due termini dell'Alleanza: l'uomo e Dio. È la caratteristica di uno spirito sveglio, teso alla sapienza del vivere mai completamente posseduta. Questo tema impegnativo e "inattuale" è affrontato da Standaert nella forma di una raccolta epistolare. Ventuno lettere, di diversa lunghezza, indirizzate ad una giovane interlocutrice, l'adolescente Nathalie, che nel suo

cammino di preparazione alla cresima diventa icona e simbolo di tutti coloro che si accostano all'iniziazione cristiana. Il tono colloquiale, sostenuto dalla forza di una scrittura appassionata, rende pienamente godibile questa "passeggiata attraverso trenta secoli di letteratura". Ogni lettera è l'occasione per un incontro nuovo sul tema del timore di Dio, non solo nel solco della Scrittura (dai Salmi ad Isaia, dal Siracide al Deuteronomio, dal Vangelo di Marco alla prima lettera di Giovanni), ma anche nell'esperienza di uomini e donne che hanno "distillato 1'altissima qualità" del timore (da san Benedetto ai Padri del deserto, dagli eremiti di Gaza alla mistica Giuliana di Norwich, da san Francesco ai dodici patriarchi), senza tralasciare gli stimoli che provengono dalla tradizione giudaica, dalla pratica musulmana, e perfino dalla dottrina zen. Ogni pagina di questo libro è concepita come un "esercizio", e l'opera intera come un `allenamento' da praticare su quel "cammino di felicità che :i apre per colui che si applica al timore di Dio".

Maria Luisa

 

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